Composizione della crisi da sovraindebitamento: una via d’uscita responsabile

La composizione della crisi da sovraindebitamento è una soluzione reale, percorribile e nella maggior parte dei casi efficace alle situazioni in cui è difficile onorare i propri debiti.

E’ ben disciplinata dalla legge, nonché accessibile dal punto di vista economico. Dunque, può essere considerata una vera e propria boccata di ossigeno per i debitori e un trampolino di lancio per una vita più serena, al riparo dalle ansie tipiche di chi si sente inseguito dai creditori.

Ne parliamo qui, spiegando cosa si intende per composizione della crisi da sovraindebitamento, come funziona e cosa consente di ottenere.

Cos’è il sovraindebitamento

Il primo passo è capire cosa si intenda per sovraindebitamento. Il significato va oltre quello che il senso comune, o banalmente la lingua italiana, suggeriscono.

Il sovraindebitato non è semplicemente colui che ha molti debiti.

Piuttosto, il sovraindebitamento è quella situazione in cui il debitore non riesce più a far fronte ai suoi debiti. Si profila dunque una condizione strutturale, o comunque oggettiva, di difficoltà. Spesso e volentieri, questa difficoltà è misurabile, e può essere dimostrata mettendo a confronto il valore delle rate mensili (es. di un mutuo o di un finanziamento) e le entrate dello stesso periodo.

Nella maggior parte dei casi, il sovraindebitamento scatta a seguito di un evento che cambia le carte in tavola, sia lato creditore che lato debitore. Nel primo caso, si può assistere ad un aumento degli interessi, e quindi a una vera e propria lievitazione della rata. Nel secondo caso, può essere sopraggiunto un problema di lavoro, tale da ridurre il reddito, o una spesa improvvisa che costringe il debitore a distrarre le sue risorse economiche dal pagamento del debito.

Il sovraindebitamento è una situazione molto pericolosa. Infatti, espone a rischi legali, pignoramenti etc. Ma c’è dell’altro: getta il debitore in una condizione di ansia, se non addirittura di disperazione. Gli impedisce di vivere la sua vita in maniera serena.

La soluzione al problema: la composizione della crisi da sovraindebitamento

Eppure c’è una soluzione al sovraindebitamento. Una soluzione ufficiale, che può essere percorsa con il benestare della legge. Nello specifico la legge 3/2012, nota anche come “Disposizione in materia di usura ed estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”. 

La soluzione è proprio questa, la composizione della crisi. In buona sostanza, consiste nell’appello a un ente terzo, chiamato per l’appunto Organismo per la gestione delle crisi da sovraindebitamento, al fine di elaborare una exit strategy, la quale si risolve nella stragrande maggioranza dei casi nella riduzione del peso che il debito esercita in un dato di arco di tempo. Per esempio, può capitare che il peso delle rate, considerando il singolo mese, diminuisca.

Il debitore fa appello all’Organismo, questi nomina un gestore della crisi, il quale cerca di percorrere una delle seguenti strade.

  • Ristrutturazione, ovvero l’accordo con il creditore per la riduzione del monte debiti. L’accordo viene considerato raggiunto quando prestano il proprio consenso i creditori che, nel complesso, detengono almeno il 60% del debito.
  • Piano del consumatore, che non è altro che una ristrutturazione senza il consenso dei creditori.
  • Liquidazione controllata, ovvero l’elaborazione di un piano di vendita dei beni del debitore allo scopo di recuperare somme sufficienti a colmare i debiti.

C’è anche una quarta strada, che però rappresenta una sorta di stand-by. Quando ogni soluzione è preclusa, e il creditore non ha niente da offrire, la sua posizione viene congelata e monitorata per i successivi quattro anni.

Come gestire una procedura di composizione

I principali attori della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento sono il debitore, i creditori e il gestore della crisi. A questi se ne aggiunge un quarto, che è “facoltativo” ma di importanza vitale: il consulente legale.

A differenza del gestore, il consulente legale opera a favore di una delle due parti, in questo caso esplicito a favore dell’indebitato. Fa i suoi interessi, funge da alleato ideale per far valere i propri diritti. Ovviamente, persuade i creditori e il gestore a percorrere la strada che più conviene al suo assistito, che nella maggior parte dei casi consiste nella ristrutturazione. Al limite, e se l’assistito è d’accordo, può spingere a una liquidazione controllata ma che valorizzi, piuttosto che svendere, i beni del debitore.

Agire senza consulente significa affrontare un iter lungo, che può durare anche un anno, senza il supporto di una preparazione completa, e quindi con il rischio di ritrovarsi a percorrere la strada meno desiderata. Alla fine la crisi viene ricomposta, ma con una soddisfazione solo parziale.