Le informazioni a proposito dei labirinti, appartengono ad un passato remoto e anticamente queste strutture, erano particolarmente estese e costruite affinché la loro uscita fosse difficile da trovare.

Infatti a quei tempi il labirinto era unicursale, praticamente realizzato da un percorso che dall’entrata portava al suo centro mentre, successivamente vennero ideati labirinti multicursale, ossia composto da un inestricabile tracciato definito dedalo, riprendendo il nome da Dedalo, il costruttore del mitico labirinto di Creta voluto da Minosse. Plinio scrive nella Naturalis Historia di quattro labirinti conosciuti a partire da quello già citato di Cnosso e proseguendo per quello di Meride in Egitto, quello di Lemno in Grecia e il labirinto di Porsenna nel nostro Paese.

In ogni tempo il labirinto ha simboleggiato una sfida fatta di intelligenza e fatica che sono due elementi essenziali per trovare l’unica via d’uscita.

In molte parti del globo sono tuttora presenti dei labirinti sia antichi che moderni. Alcuni lasciati cadere in disuso e altri ancora funzionanti, ma se dovessimo visitare il labirinto più grande sulla terra, non dovremmo spostarci di tanto dal momento che il labirinto record per estensione si trova proprio nel nostro Paese, a Fontanellato.

Il Labirinto di Masone, si trova in provincia di Parma, a Fontanellato

Ben sette sono gli ettari che costituisce l’area del Labirinto di Masone che si estende all’interno della proprietà di Franco Maria Ricci, un editore collezionista d’arte noto in tutto il mondo per il suo gusto estetico, la passione che ha segnato la sua esistenza totalmente dedicata all’arte e per la sua collezione di opere d’arte di vari periodi. Il Labirinto di Masone è un lavoro svolto da un team di architetti composto da Davide Dutto e Pier Carlo Bontempi che hanno realizzato l’elaborazione progettuale insieme a Franco Maria Ricci.

Il Labirinto può essere suddiviso in due segmenti ben diversificati che sono quelli composti sia dalle architetture che dalle piante vere e proprie.

Le Architetture

All’interno dello spazio del Labirinto trova spazio la Fondazione Franco Maria Ricci che ha sede negli edifici realizzati seguendo le linee neoclassiche di architetti come Antolini, Ledoux, Lequet e altri, che sono stati modificati tenendo in debita considerazione quelli che sono gli stili tradizionali dell’architettura europea e, principalmente, di quella italiana. Autore del progetto è l’architetto Pier Carlo Bontempi, molto conosciuto a livello internazionale. Proprio con lo stesso, Franco Maria Ricci, ha condiviso il suo lato estetico indirizzato alle forme classiche capace di dettare opere ben definite ma anche opere fantasiose restate in sospeso come fossero frutti di una visione.

Ci si è basati, per quanto concerne il disegno del dedalo, ai pavimenti mosaicati presenti in ville nobiliari e nelle terme romane mentre per quanto inerente alle opere murarie, ci si è orientati agli architetti della Rivoluzione Francese. Tutte le costruzioni sono realizzate con mattoni fatti a mano come tradizione padana richiede, con l’intenzione di non risultare una nota stonata sul territorio.

Il Labirinto

Si rifà al simbolismo di percorrere la propria vita cercando una liberatoria via d’uscita. Spesso presente in alcune incisioni rupestri, Minosse re di Creta nell’atto da indicare a Dedalo di realizzare un intricato labirinto dove rinchiudere il Minotauro.

Entrando nello specifico del Labirinto della Masone, questo è costituito da quasi 300.000 piante di diverse specie di bambù che hanno un’altezza che va da trenta centimetri fino a quindici metri. La sua mappatura si ispira alle geometrie che si possono trovare in molti mosaici della Roma antica che si dipanano all’interno di una pianta a forma di stella estesa ben sette ettari che parte da un quadrato che si trova al centro del disegno. Seguendo la filosofia del suo creatore, il labirinto è anche location di aree culturali per più di 5.000 metri quadri indirizzate alla ricca collezione d’arte che annovera circa cinquecento opere d’arte dal XVI al XX secolo.

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